Ricerca ed innovazione

Parlare di innovazione in rapporto ad elementi fondanti la tradizione edilizia del nostro Paese, come i mattoni da pavimento o le pianelle di cotto, può apparire una contraddizione in termini. Ma il "cotto" tra i più antichi materiali da costruzione attraverso una veria e propria "avventura dell'innovazione" racconta una storia diversa e, per alcuni tratti sorprendente, ancora frutto di una ricerca continua e costante di sviluppo dei prodotti che li rendono più attuali che mai.

Si tratta, infatti, di manufatti talmente radicati nella storia e nel paesaggio delle nostre città e, spesso, anche nella nostra storia personale, che è ragionevole e rassicurante pensare che debbano ripetersi sempre uguali a loro stessi. Accostati nell'immaginario collettivo a prodotti artigianali o semi-artigianali di qualità e di proverbiale durabilità, hanno nella costanza e nella ripetitività un punto di forza; al più, proprio come nel sapere artigianale, sono 'ammessi' cambiamenti modesti, non in grado, cioè, di alterare 'nella sostanza' un'immagine archetipica consolidata nel corso di secoli. È sufficiente visitare il laboratorio di una fornace per osservare le ammirevoli e pazienti sperimentazioni volte a 'scoprire' (o a riscoprire) una forma, una tessitura o una cromia, per stimolare - nel solco della tradizione - l'interesse dei progettisti ed aprire nuove opportunità commerciali e d'impiego.

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Esempio di cromia innovativa.

Sono principalmente due i filoni inerenti l'innovazione di prodotto e sistemi che possiamo individuare:

1. la valorizzazione delle peculiarità del laterizio;

2. l'impegno nel settore dei trattamenti.

Valorizzazione delle peculiarità del laterizio

La prima strategia indica il prevalere delle suggestioni della memoria e l'ancoraggio alla dimensione storica su ogni ipotesi innovativa tendente a stravolgere sistemi simbolici, convincimenti e prassi operative altamente consolidati; in definitiva, è orientata a differenziare il settore del laterizio da quello ceramico. Essa si esprime principalmente mediante il recupero del laterizio quale materia, come dimostrano eloquentemente la generale riscoperta del "fatto a mano" e la nascita e l'affermazione dei prodotti industriali formati a stampo che riproducono l'aspetto del prodotto interamente artigianale mediante procedure altamente automatizzate: modi di operare che, da una parte, manifestano una forte rivendicazione identitaria; dall'altra, evidenziano come il settore dei laterizi da pavimento sia stato interessato da una innovazione di processo 'silenziosa', ma più profonda di quanto si è portati a pensare.

Trattamenti e pre-trattamenti

L'attenzione verso la problematica dei pre-trattamenti e dei trattamenti in opera è finalizzata, nelle applicazioni per interni, a soddisfare le diffuse esigenze di praticità, igiene, semplicità di posa, pulibilità, facilità manutentiva.

La difficoltà principale per chi si cimenta in questo settore consiste nel conferire al prodotto in laterizio più elevate e rassicuranti prestazioni di gestione (resistenza alle macchie e agli attacchi chimici, pulibilità) senza alterare l'essenza stessa e l'identità del prodotto: la linea di confine ha contorni molto sfumati e a volte si rischia di superarla, con il risultato di snaturare i manufatti in laterizio rendendoli indistinguibili dai prodotti ceramici concorrenti.

Ai pre-trattamenti, in particolare, viene assegnato principalmente il compito di velocizzare i tempi e le fasi di posa in opera e di facilitare l'uso da parte di manovalanza non specializzata.

L'impiego dei prodotti pretrattati consente, peraltro, la realizzazione di superfici pavimentali composite, frutto dell'abbinamento del laterizio con altri materiali (come marmi lucidati, parquet, acciaio, ecc.) non resistenti alle soluzioni acide utilizzate nel lavaggio del campo pavimentale, operazione con cui ha inizio la fase del trattamento in opera. Ulteriori, risultati risolutivi potranno essere ottenuti dalle recenti sperimentazioni basate sulle nanotecnologie.

Approfondimenti

Molto variegata si presenta , quindi, la ricerca di processo-prodotto che va da nuove applicazioni alla diversificazione geometrico-formale dei prodotti adattandosi al variare dei gusti e delle tendenze dell'interior design. In effetti, se prima altri prodotti da pavimento imitavano l'immagine del "cotto" fino ad adottarne capziosamente il nome, successivamente lo scenario è mutato drasticamente. Da allora, non è raro che siano i produttori dei manufatti in laterizio evochino, anche nel nome, altri prodotti.

Negli elementi per esterni emergono manufatti ispirati nella forma ai materiali lapidei (è il caso dei 'cubetti', sostanzialmente forme estranee alla tradizione dei manufatti in laterizio per pavimentazione) e, soprattutto, ai sistemi pavimentali autobloccanti ("mattoni autobloccanti").

Nei prodotti per interni, invece, la spinta imitativa si è espressa mediante pianelle a bordi sagomati maschio-femmina ispirate, parrebbe, ai listoni prefiniti in legno e nelle macrotessere musive fissate su rete, che derivano da esperienze pregresse svolte in questo campo dai materiali lapidei e da quelli ceramici, soprattutto per i rivestimenti di pareti. Le prime, sono proposte anche come sottopavimentazione assemblata a secco. I campi applicativi, in questo caso, possono essere diversi, ma risulta particolarmente promettente, per la riduzione dei tempi di messa in opera, l'impiego nei pavimenti radianti in luogo dei tradizionali massetti in calcestruzzo che, come è noto, impongono l'esecuzione di protocolli di riscaldamento piuttosto lunghi e dispendiosi.

La tecnica degli elementi pre-assemblati su rete, in origine limitata ai centri pavimentali e ai decori, è stata estesa alle pavimentazioni ordinarie e ai rivestimenti, consentendo di semplificare e rendere più spedita la posa in opera di apparecchiature di una certa complessità realizzativa.

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A sinistra, fase di messa in opera di un modulo pavimentale a spina pesce in macro-tessere laterizie fatte a mano e assemblate su rete; a destra, un esempio applicativo.

Lo stesso obiettivo di razionalizzazione delle fasi esecutive, guida anche la realizzazione di pannelli prefabbricati di grandi dimensioni (fino a circa 4 mq) con struttura in cls armato e strato di rivestimento laterizio. Essi possono essere considerati la trasposizione e l'adattamento sul piano orizzontale dei pannelli-parete con mattoni da cortina. In questo caso, quindi, si potrebbe parlare di una innovazione incrementale (una soluzione che opera sui margini residui di innovazione) tutta interna al settore dei laterizi. Uno scenario in cui, almeno all'estero, la ricerca linguistica e tecnologica relativa ai manufatti in laterizio per esterni mostra un notevole dinamismo, riguarda le pavimentazioni drenanti e, più in generale, il settore delle pavimentazioni per esterni.

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Moduli per rivestimenti di pareti in tessere assemblate su rete. A sinistra, in laterizio estruso; a destra, in laterizio fatto a mano.

Ma l'esempio forse più eloquente e singolare di questa tendenza è dato dagli elementi informi con i bordi arrotondati ottenuti mediante il rotolamento di unità rettangolari in uno speciale macchinario. La morfogenesi contraddice l'essenza stessa dei manufatti in laterizio quali prodotti seriali conformi ad un prototipo e pare ribaltare i piani logici dell'utilità e della convenienza: la geometria incerta non è, come per i materiali lapidei, conseguenza del processo di lavorazione, ma effetto estetico ricercato e ottenuto attraverso una specifica manifattura che prima realizza una forma regolare e poi la consuma, la frammenta, in definitiva, la nega.

 

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Pavimentazione in elementi informi di laterizio.

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Pavimentazione "periodica" realizzata mediante poligoni irregolari che si ripetono secondo una sequenza preordinata.

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Pavimento sopraelevato con strato di rivestimento in pianelle di cotto (1987). Particolari dei piedini di appoggio.

La prima impressione che si ha osservando queste esperienze è una ricchezza tipologica, cromatica e di toni espressivi ancora sconosciuta nel nostro Paese, dove le pavimentazioni in laterizio sono prevalentemente impiegate nei centri storici secondo principi geometrici magari rigorosi, ma anche molto contratti, austeri, legati al rispetto della memoria e del genius loci.

Altrove, dove l'eredità del passato è, evidentemente, meno vincolante, i produttori di laterizio da pavimenti non hanno esitato a battere strade innovative offrendo ai progettisti opportunità espressive inedite, talvolta anche discutibili, ma che, tuttavia, donano ai manufatti potenzialità di utilizzo più ampie, disinvolte, gioiose.

È auspicabile che ciò avvenga anche in Italia dove l'industria dei laterizi ha già dimostrato, quando è stata sollecitata da progettisti di talento, di saper rispondere con dinamismo e creatività (si pensi, ad esempio, al settore delle facciate ventilate).

Riferimenti bibliografici:

Le pavimentazioni in laterizio: mattoni, sestini e pianelle in cotto, di Antonio Laurìa, Edizioni Laterservice, Roma 2008